Ormai siamo qui a ripeterci sempre la stessa storia.
“E’ clamorosa la superiorità che il calcio spagnolo sta mettendo in campo..” “Sono troppo forti..” “Non c’è partita..” etc..
Basti vedere come in Champions League il Barcellona e il Real siano arrivate alle semifinali, facendo presagire una finale tutta iberica, o come in Europa League tre squadre su quattro siano spagnole.
Tra le due manifestazioni possiamo dire che cinque formazioni su otto giocano nello stesso campionato.
E’ come se Juventus, Milan, Lazio, Udinese e Napoli (sto leggendo la classifica di oggi) fossero li a giocarsi il prestigio ai massimi livelli in Europa.
Tutti a elogiare il massimo esponente di questo movimento, quel Barcellona che sicuramente entrerà nella storia dei club più forti di sempre insieme al Real Madrid delle 5 Champions consecutive (1955-1960), l’Ajax di Crujiff e del calcio totale (1971-1973) e il Milan di Van Basten e degli invincibili (1987- 1990).
Di certo è tutto il movimento che si esprime al top ma ancora si tende a dire che il nostro campionato è più competitivo perchè di là dopo Barca e Real c’è l’abisso. Dopo il quadro che si presenta nelle competizioni europee attuale, non è che siamo noi ad essere tremendamente mediocri?
La chiave di tutto ciò? In Spagna la tecnica è religione, capace di stordirti come tanti piccoli pugni dati sempre nello stesso punto. I nostri vanno in palestra a farsi i muscoli e poi fanno la fine di Pato.
L’abbiamo capito? A Roma Luis Enrique – che sta inculcando il metodo spagnolo – viene preso a pomodori ogni volta che non porta a casa i tre punti.
Se a Roma avranno pazienza, i risultati arriveranno e tutti ci stupiremo di cotanta bellezza. A quel punto, forse, anche noi inizieremo a capire che dobbiamo cambiare strada.



